Cicerone - Pro Archia - 9

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Pro Archia, 9.

Versione originale in latino


An domicilium Romae non habuit is, qui tot annis ante civitatem datam sedem omnium rerum ac fortunarum suarum Romae conlocavit? At non est professus. Immo vero eis tabulis professus, quae solae ex illa professione conlegioque praetorum obtinent publicarum tabularum auctoritatem. Nam--cum Appi tabulae neglegentius adservatae dicerentur; Gabini, quam diu incolumis fuit, levitas, post damnationem calamitas omnem tabularum fidem resignasset--Metellus, homo sanctissimus modestissimusque omnium, tanta diligentia fuit, ut ad L. Lentulum praetorem et ad iudices venerit, et unius nominis litura se commotum esse dixerit. In his igitur tabulis nullam lituram in nomine A. Licini videtis.

Traduzione all'italiano


Non ebbe forse domicilio a Roma Archia, che trasferì in città ogni suo
bene, anche il patrimonio, molto prima di ottenere la cittadinanza? Non si
presentò al pretore per farsi registrare? Certo che lo fece: e proprio su
quei registri che, fra quanti servono per la dichiarazione presso il
collegio dei pretori, sono gli unici a valere come registri ufficiali.
V D'altra parte, è voce comune che l'archivio di Appio sia stato custodito
in modo assai negligente; Gabinio, successivamente, fece perdere ogni
residua fiducia in questi registri: in un primo tempo, finché non ebbe
guai con la legge, fu solo impreciso e superficiale, poi, dopo la
condanna, ne rovinò del tutto la reputazione. Invece, Metello, sicuramente
il più onesto e scrupoloso fra tutti, si comportò sempre con coscienza;
addirittura, una volta si presentò allarmato ai giudici e al pretore Lucio
Lentulo per segnalare la cancellatura di un nome. Su questi documenti,
però, non c'è traccia di manomissione al nome Aulo Licinio.

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