Cicerone - Pro Archia - 6

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Pro Archia, 6.

Versione originale in latino


Erat temporibus illis iucundus Metello illi Numidico et eius Pio filio; audiebatur a M. Aemilio; vivebat cum Q. Catulo et patre et filio; a L. Crasso colebatur; Lucullos vero et Drusum et Octavios et Catonem et totam Hortensiorum domum devinctam consuetudine cum teneret, adficiebatur summo honore, quod eum non solum colebant qui aliquid percipere atque audire studebant, verum etiam si qui forte simulabant. Interim satis longo intervallo, cum esset cum M. Lucullo in Siciliam profectus, et cum ex ea provincia cum eodem Lucullo decederet, venit Heracliam: quae cum esset civitas aequissimo iure ac foedere, ascribi se in eam civitatem voluit; idque, cum ipse per se dignus putaretur, tum auctoritate et gratia Luculli ab Heracliensibus impetravit.

Traduzione all'italiano


Sempre a quei tempi godeva dell'amicizia del famoso Metello Numidico e
del figlio Pio; godeva della stima di Marco Emilio; si intratteneva con
Quinto Catulo, sia padre che figlio; era trattato con riguardo da Lucio
Crasso; aveva grande confidenza, oltre che con i Luculli, con Druso, gli
Ottavi, Catone e tutta la famiglia degli Ortensi. Gli veniva tributata la
massima considerazione: e a onorarlo non erano solo quelli desiderosi di
ascoltarlo e di imparare da lui, ma anche chi trovava conveniente
comportarsi così.
Intanto, era trascorso già un po' di tempo e Archia era partito per la
Sicilia in compagnia di Marco Lucullo; sempre insieme a lui, poi, di
ritorno da quella provincia, si era fermato a Eraclea, città che, a
condizioni molto vantaggiose, era alleata e fedele alle leggi di Roma. Il
poeta, che aspirava ad averne la cittadinanza, fu accontentato dai
cittadini di Eraclea per i suoi meriti personali, ma soprattutto per
l'autorevole interessamento di Lucullo.

Trova ripetizioni online e lezioni private