Cicerone - Post reditum in senatu - 7

traduzione versione latino da Cicerone, Post reditum in senatu, 7

Versione originale in latino


quo quidem tempore, cum is excessisset qui caedi et flammae vobis auctoribus restiterat, cum ferro et facibus homines tota urbe volitantis, magistratuum tecta impugnata, deorum templa inflammata, summi viri et clarissimi consulis fascis fractos, fortissimi atque optimi tribuni plebis sanctissimum corpus non tactum ac violatum manu sed vulneratum ferro confectumque vidistis. qua strage non nulli permoti magistratus partim metu mortis, partim desperatione rei publicae paululum a mea causa recesserunt: reliqui fuerunt quos neque terror nec vis, nec spes nec metus, nec promissa nec minae, nec tela nec faces a vestra auctoritate, a populi Romani dignitate, a mea salute depellerent.

Traduzione all'italiano


E proprio in questa occasione, dopo che si era allontanato colui che, con il vostro sostegno, si era opposto al massacro e al fuoco, avete visto uomini che correvano in tutta quanta la città con le spade e le fiaccole, le case dei magistrati attaccate, i templi degli dèi bruciati, i fasci di un uomo, ammirevole e celebre console infranti, l'onesta persona di un tribuno della plebe coraggioso e valoroso non colpita o oltraggiata, ma passata a fil di spada. Per questa strage alcuni magistrati in apprensione, in parte per paura della morte, in parte per la disperazione nei confronti dello Stato, presero le distanze dalla mia causa; ma rimasero gli altri, che né il terrore né la violenza, né la speranza né la paura, né le promesse né le minacce, né le armi né le fiaccole allontanarono dalla vostra autorità, dalla dignità del popolo romano e dalla mia salvezza.