Cicerone - Post reditum in senatu - 36

traduzione versione latino da Cicerone, Post reditum in senatu, 36

Versione originale in latino


36 quapropter, patres conscripti, quoniam in rem publicam sum pariter cum re publica restitutus, non modo in ea defendenda nihil minuam de libertate mea pristina, sed etiam adaugebo. etenim si eam tum defendebam cum mihi aliquid illa debebat, quid nunc me facere oportet cum ego illi plurimum debeo? nam quid est quod animum meum frangere aut debilitare possit, cuius ipsam calamitatem non modo nullius delicti, sed etiam divinorum in rem publicam beneficiorum testem esse videatis? nam importata est quia defenderam civitatem, et mea voluntate suscepta est, ne a me defensa res publica per eundem me extremum in discrimen vocaretur.

Traduzione all'italiano


E perciò, o senatori, dal momento che sono stato richiamato nello Stato insieme con il governo, nel difenderlo non solo non ridurrò affatto la mia precedente libertà, ma addirittura la accrescerò. E infatti se la difendevo già un tempo, quando cioè lo Stato mi doveva qualcosa, cosa dovrei fare ora che io devo moltissimo allo Stato? Infatti cosa c'è che possa abbattere o indebolire il mio animo, di cui vedete che la stessa disgrazia è un testimone non solo di nessuna colpa, ma anche di benefici quasi divini nei confronti dello Stato? Infatti mi fu arrecato danno, perchè avevo difeso la città, danno che fu tollerato però dalla mia volontà affinchè lo Stato, che io avevo difeso, non si trovasse, proprio a causa mia, in un serio pericolo.