Cicerone - Post reditum in senatu - 32

traduzione versione latino da Cicerone, Post reditum in senatu, 32

Versione originale in latino


quibus ego rebus obiectis, cum mihi privato confligendum viderem cum eodem exercitu quem consul non armis sed vestra auctoritate superaram, multa mecum ipse reputavi. dixerat in contione consul se clivi Capitolini poenas ab equitibus Romanis repetiturum; nominatim alii compellabantur, alii citabantur, alii relegabantur; aditus templorum erant non solum praesidiis et manu verum etiam demolitione sublati. alter consul, ut me et rem publicam non modo desereret sed etiam hostibus rei publicae proderet, pactionibus se suorum praemiorum obligarat. erat alius ad portas cum imperio in multos annos magnoque exercitu, quem ego inimicum mihi fuisse non dico, tacuisse, cum diceretur esse inimicus, scio.

Traduzione all'italiano


E quando ero in tali circostanze, vedendo che dovevo combattere da privato cittadino lo stesso schieramento che da console avevo sconfitto, non con le armi ma con la vostra autorità, ho riflettuto molto. Il console aveva detto in assemblea che avrebbe punito i cavalieri Romani per gli avvenimenti del Campidoglio; alcuni sono stati chiamati per nome, altri citati in giudizio, altri ancora allontanati. Gli accessi ai templi erano stati negati non solo con presidi e con la forza, ma perfino con la loro distruzione. L'altro console affinchè non solo si abbandonasse me e lo Stato, ma addirittura ci consegnasse ai nemici dello Stato, li aveva legati a sè con promesse di ricompense. C'era un altro uomo alle porte che ebbe una carica per molti anni e un grande esercito. Non dico che fosse un mio nemico, ma so che restò zitto quando si diceva che lo fosse.