Cicerone - Post reditum in senatu - 30

traduzione versione latino da Cicerone, Post reditum in senatu, 30

Versione originale in latino


quibus autem officiis T. Anni beneficia remunerabor? cuius omnis ratio, cogitatio, totus denique tribunatus nihil aliud fuit nisi constans perpetua fortis invicta defensio salutis meae. quid de P. Sestio loquar? qui suam erga me benivolentiam et fidem non solum animi dolore sed etiam corporis vulneribus ostendit. vobis vero, patres conscripti, singulis et egi et agam gratias: universis egi initio, quantum potui, satis ornate agere nullo modo possum. et quamquam sunt in me praecipua merita multorum, quae sileri nullo modo possunt, tamen huius temporis ac timoris mei non est conari commemorare beneficia in me singulorum; nam difficile est non aliquem, nefas quemquam praeterire. ego vos universos, patres conscripti, deorum numero colere debeo. sed ut in ipsis dis immortalibus non semper eosdem atque alias alios solemus et venerari et precari, sic in hominibus de me divinitus meritis: omnis erit aetas mihi ad eorum erga me merita praedicanda atque recolenda

Traduzione all'italiano


E d'altra parte con quali servigi potrei ricompensare i favori di Tito Annio? Del quale la condotta e il pensiero complessivi e infine tutto il tribunato non sono stati altro che una costante, duratura, forte e tenace difesa della mia causa. E che dire di Publio Sestio? Il quale mostrò il suo attaccamento e il suo impegno nei miei confronti, non solo con la sofferenza interiore, ma anche con le ferite del corpo. In verità a ciascuno di voi, o senatori, ho espresso ed esprimerò sempre il mio sentito ringraziamento. Ho ringraziato all'inizio voi nel complesso, come ho potuto, ma non potrò mai (in nessun modo) ringraziarvi abbastanza elegantemente. E nonostante abbia ricevuto favori particolari da molte persone, favori che non posso far passare sotto silenzio, tuttavia non mi è possibile, coi tempi che corrono, accingermi a menzionare i benefici ricevuti dai singoli; infatti sarebbe difficile non tralasciare qualcuno, e sarebbe ingiusto farlo. Io, o senatori, devo mostrare riverenza quasi divina per tutti voi. Ma come nei confronti degli stessi dèi immortali siamo soliti venerare e pregare non sempre gli stessi, ma alcune volte ci rivolgiamo ad altri, così nei confronti degli uomini che si sono resi assai meritevoli nei miei confronti, dedicherò tutta la mia vita a celebrare ciò che hanno fatto per me e mostrar loro riconoscenza.