Cicerone - Post reditum in senatu - 3

traduzione versione latino da Cicerone, Post reditum in senatu, 3

Versione originale in latino


itaque, patres conscripti, quod ne optandum quidem est homini, immortalitatem quandam per vos esse adepti videmur. quod enim tempus erit umquam cum vestrorum in nos beneficiorum memoria ac fama moriatur? qui illo ipso tempore cum vi ferro metu minis obsessi teneremini, non multo post discessum meum me universi revocavistis referente L. Ninnio, fortissimo atque optimo viro, quem habuit ille pestifer annus et maxime fidelem et minime timidum, si dimicare placuisset, defensorem salutis meae: postea quam vobis decernendi potestas non est permissa per eum tribunum plebis qui, cum per se rem publicam lacerare non posset, sub alieno scelere delituit, numquam de me siluistis, numquam meam salutem non ab iis consulibus qui vendiderant flagitavistis.

Traduzione all'italiano


Perciò, o senatori, mi sembra d'aver ottenuto un qualcosa che si avvicini all'immortalità, grazie a voi, cosa che non dev'essere neanche desiderata da un uomo. Verrà mai il tempo in cui s'estinguerà il ricordo e la fama delle vostre benemerenze nei miei confronti? Voi che, proprio mentre eravate tenuti bloccati con la violenza, con le armi, col terrore e con minacce, non molto tempo dopo la mia partenza, all'unanimità mi avete richiamato su proposta di Lucio Ninnio, uomo coraggiosissimo e virtuosissimo, il più fedele e il meno indeciso, - qualora si fosse giunti allo scontro-, difensore della mia causa che quell'anno fatale ebbe. Dopo che non vi fu conferita la facoltà di emettere decreti a causa di quel tribuno della plebe, il quale non potendo denigrare lo Stato esponendosi in prima persona, si servì della malvagità di un altro, mai avete smesso di intercedere per me, e non avete mai smesso di impetrare la mia salvezza a quei consoli, che pur l'avevano contrabbandata.