Cicerone - Post reditum in senatu - 29

traduzione versione latino da Cicerone, Post reditum in senatu, 29

Versione originale in latino


possum ego satis in Cn. Pompeium umquam gratus videri? qui non solum apud vos, qui omnes idem sentiebatis, sed etiam apud universum populum salutem populi Romani et conservatam per me et coniunctam esse cum mea dixerit; qui causam meam prudentibus commendarit, imperitos edocuerit, eodemque tempore improbos auctoritate sua compresserit, bonos excitarit; qui populum Romanum pro me tamquam pro fratre aut pro parente non solum hortatus sit, verum etiam obsecrarit; qui cum ipse propter metum dimicationis et sanguinis domo se teneret, iam a superioribus tribunis petierit ut de salute mea et promulgarent et referrent; qui in colonia nuper constituta cum ipse gereret magistratum, in qua nemo erat emptus intercessor, vim et crudelitatem privilegi auctoritate honestissimorum hominum et publicis litteris consignarit, princepsque Italiae totius praesidium ad meam salutem implorandum putarit; qui cum ipse mihi semper amicissimus fuisset, etiam ut suos necessarios mihi amicos redderet elaborarit.

Traduzione all'italiano


Potrò mai sembrare abbastanza riconoscente nei confronti di Gneo Pompeo? Il quale disse non soltanto a voi, che la pensavate tutti allo stesso modo, ma anche a tutti i cittadini, che la salvezza del popolo Romano era stata mantenuta grazie a me e coincideva con la mia. Questi affidò inoltre la mia causa a persone sagge, informò quelli che non sapevano e allo stesso tempo represse i malvagi con la sua autorevolezza, spronò gli uomini valenti e non solo esortò il popolo Romano a prendere le mie difese come si fa per un fratello o per un genitore, ma addirittura lo supplicò; quando lui stesso era costretto in casa dalla paura della lotta e del sangue, allora chiese ai tribuni precedenti che proponessero e ottenessero il mio rimpatrio; costui, in una colonia recentemente fondata, mentre reggeva la carica di magistrato nella quale non si era procurato nessun oppositore, contrastò la violenza e la crudeltà della legge eccezionale con l'autorevolezza di uomini onestissimi e con lettere pubbliche e, divenuto princeps, pensò di implorare aiuto di tutta l'Italia per il mio richiamo; e poiché lui stesso era stato sempre un mio carissimo amico, si adoperò inoltre per rendere amici nei miei confronti anche i suoi congiunti.