Cicerone - Post reditum in senatu - 26

traduzione versione latino da Cicerone, Post reditum in senatu, 26

Versione originale in latino


itaque divinitus exstitit non modo salutis defensor, qui ante hoc unum beneficium fuerat inimicus, verum etiam adscriptor dignitatis meae. quo quidem die cum quadringenti decem septem essetis, magistratus autem omnes adessent, dissensit unus, is qui sua lege coniuratos etiam ab inferis excitandos putarat. atque illo die cum rem publicam meis consiliis conservatam gravissimis verbis et plurimis iudicassetis, idem consul curavit ut eadem a principibus civitatis in contione postero die dicerentur; cum quidem ipse egit ornatissime meam causam, perfecitque astante atque audiente Italia tota ut nemo cuiusquam conducti aut perditi vocem acerbam atque inimicam bonis posset audire.

Traduzione all'italiano


Perciò egli si fece avanti non solo come difensore del mio richiamo dall'esilio, lui che prima di questo grandissimo favore era sempre stato mio avversario, ma anche come garante della mia dignità. Dunque quel giorno, quando voi eravate riuniti nel senato in quattrocentodiciassette e tutti i magistrati erano presenti, uno solo dissentì, lui che aveva creduto che con la sua legge anche i congiurati sarebbero potuti resuscitare dagli inferi. E in quel giorno, dopo che avevate ritenuto con molte e autorevoli parole che lo Stato era stato salvato dalle mie decisioni, lo stesso console si preoccupò che le stesse cose fossero pronunciate il giorno seguente dai capi della città; e quando egli difese la mia causa parlando con grandissima eleganza e, al cospetto dell'intera Italia che lo udiva, fece in modo che nessuno potesse udire la voce ostile e pungente di qualche mercenario o uomo corrotto.