Cicerone - Post reditum in senatu - 24

traduzione versione latino da Cicerone, Post reditum in senatu, 24

Versione originale in latino


quod si mihi nullum aliud esset officium in omni vita reliquum nisi ut erga duces ipsos et principes atque auctores salutis meae satis gratus iudicarer, tamen exiguum reliquae vitae tempus non modo ad referendam verum etiam ad commemorandam gratiam mihi relictum putarem. quando enim ego huic homini ac liberis eius, quando omnes mei gratiam referent? quae memoria, quae vis ingeni, quae magnitudo observantiae tot tantisque beneficiis respondere poterit? qui mihi primus adflicto et iacenti consularem fidem dextramque porrexit, qui me a morte ad vitam, a desperatione ad spem, ab exitio ad salutem vocavit, qui tanto amore in me, studio in rem publicam fuit ut excogitaret quem ad modum calamitatem meam non modo levaret sed etiam honestaret. quid enim magnificentius, quid praeclarius mihi accidere potuit quam quod illo referente vos decrevistis, ut cuncti ex omni Italia, qui rem publicam salvam vellent, ad me unum, hominem fractum et prope dissipatum, restituendum et defendendum venirent? ut, qua voce ter omnino post Romam conditam consul usus esset pro universa re publica apud eos solum qui eius vocem exaudire possent, eadem voce senatus omnis ex omnibus agris atque oppidis civis totamque Italiam ad unius salutem defendendam excitaret.

Traduzione all'italiano


Ora, anche se l'unico compito che mi resta in tutta la mia vita fosse null'altro che manifestare la mia riconoscenza nei confronti di coloro che hanno sollecitato, organizzato e realizzato le condizioni del mio ritorno in patria, ciononostante stimerei davvero insufficiente la vita che mi resta non solo per dar prova appunto di riconoscenza, ma anche solo per fare menzione del beneficio che mi avete concesso. E, infatti, quale occasione io stesso - e tutti coloro che mi appartengono - avremo mai per rendere adeguato merito a quest'uomo e ai suoi figli? Quale capacità di memoria, quale facoltà d'intelletto, quale deferenza potrebbero mai contraccambiare in modo adeguato tali e tanti benefici a me concessi? Costui è stato il primo a mostrarmi amicizia e fiducia da console, quando la situazione era per me oramai disperata; è stato costui a trarmi fuori dalla morte verso una nuova vita, dalla disperazione alla speranza, dalla rovina alla salvezza! Costui ha mostrato, nei miei confronti, tanto affetto, e tanto senso di responsabilità nei confronti dello Stato da trovare il modo non solo di risolvere la mia disgrazia, ma anche di farne per me motivo di onore. E allora, poteva mai accadermi qualcosa di più onorevole e straordinario del fatto che voi - su sua proposta - abbiate decretato che dall'intera Italia tutti coloro che avessero a cuore la salvezza dello Stato qui convenissero con l'unico scopo di reintegrarmi nella mia dignità e di difendermi, quand'ero già un uomo finito? Ovvero che il senato spronasse tutti costoro e l'intera Italia a mobilitarsi per la difesa di uno solo, con una veemente propaganda che trova solo tre precedenti dalla fondazione di Roma, ovvero ogni qual volta il console di turno l'ebbe utilizzata a vantaggio dell'intero Stato e rivolgendosi ai soli astanti?