Cicerone - Post reditum in senatu - 17

traduzione versione latino da Cicerone, Post reditum in senatu, 17

Versione originale in latino


Capuaene te putabas, in qua urbe domicilium quondam superbiae fuit, consulem esse, sicut eras eo tempore, an Romae, in qua civitate omnes ante vos consules senatui paruerunt? tu es ausus in circo Flaminio productus cum tuo illo pari dicere te semper misericordem fuisse? quo verbo senatum atque omnis bonos, tum cum a patria pestem depellerent, crudelis demonstrabas fuisse. tu misericors me, adfinem tuum, quem comitiis praerogativae primum custodem praefeceras, quem Kalendis Ianuariis tertio loco sententiam rogaras, constrictum inimicis rei publicae tradidisti; tu meum generum, propinquum tuum, tu adfinem tuam, filiam meam, superbissimis et crudelissimis verbis a genibus tuis reppulisti; idemque tu clementia ac misericordia singulari, cum ego una cum re publica non tribunicio sed consulari ictu concidissem, tanto scelere tantaque intemperantia fuisti ut ne unam quidem horam interesse paterere inter meam pestem et tuam praedam, saltem dum conticisceret illa lamentatio et gemitus urbis!

Traduzione all'italiano


Ti ritenevi forse console di Capua, così com'eri a quel tempo, città che era stata un tempo la dimora della tua superbia, o forse di Roma, dove tutti, prima che voi foste eletti consoli, obbedivano al Senato? Tu, dopo esserti fatto avanti con quel tuo compagno, non osasti affermare nel Circo Flaminio che tu eri sempre stato misericordioso? Con questa affermazione dimostravi quindi che il senato e tutti gli uomini virtuosi erano stati crudeli, dopo che io avevo allontanato la rovina dalla patria? Tu, misericordioso, me, tuo socio, che nei tuoi comizi avevi fatto principale sorvegliante della centuria che vota per prima, a cui alle Calende di Gennaio avevi chiesto il parere per terzo, consegnasti legato ai nemici dello Stato; tu hai scacciato con parole superbissime e crudelissime mio genero, un tuo congiunto, e una tua parente, mia figlia, dalle tue ginocchia; e tu stesso con singolare umanità e misericordia, quando io insieme con lo Stato ero decaduto non a causa di un "colpo" tribunizio, bensì consolare, sei stato di tanta scelleratezza e intemperanza che non hai permesso che trascorresse neanche un'ora tra la mia rovina e il tuo guadagno, finchè almeno non fossero cessati il lamento e il gemito della città!