Cicerone - Post reditum in senatu - 16

traduzione versione latino da Cicerone, Post reditum in senatu, 16

Versione originale in latino


Luci Piso, tune ausus es isto oculo, non dicam isto animo, ista fronte, non vita, tanto supercilio, non enim possum dicere tantis rebus gestis, cum A. Gabinio consociare consilia pestis meae? non te illius unguentorum odor, non vini anhelitus, non frons calamistri notata vestigiis in eam cogitationem adducebat, ut cum illius re similis fuisses, frontis tibi integimento ad occultanda tanta flagitia diutius uti non liceret? Cum hoc coire ausus es ut consularem dignitatem, ut rei publicae statum, ut senatus auctoritatem, ut civis optime meriti fortunas provinciarum foedere addiceres? te consule, tuis edictis et imperiis senatui populi Romani non est licitum non modo sententiis atque auctoritate sua, sed ne luctu quidem ac vestitu rei publicae subvenire?

Traduzione all'italiano


Lucio Pisone, proprio tu hai osato tramare con Aulo Gabinio per la mia rovina, con quello sguardo (per non dire con quello stato d'animo), con quell'espressione (per non menzionare la tua condotta di vita), con tanta arroganza, (infatti non potrei affermare "con tante imprese")? E l'odore dei suoi unguenti, l'alito che odorava di vino, il suo volto segnato dalle tracce di un "arricciacapelli", non ti portavano a pensare che poiché tu eri stato effettivamente simile a lui nella circostanza, non saresti stato in grado di servirti più a lungo della copertura del volto per nascondere tali atrocità? Hai osato far lega con costui per abbandonare per l'alleanza delle province, la dignità consolare, la condizione attuale dello Stato, l'autorità del Senato, le fortune di un cittadino oltremodo benemerito? Sotto il tuo consolato in accordo con i tuoi ordini e comandi non fu forse lecito al senato del popolo romano venire in aiuto allo Stato, non solo con i propri voti o la propria autorità, ma anche con il proprio dolore e con abito luttuoso?