Cicerone - Laelius de amicitia - 50

Versione originale in latino


Quid, si illud etiam addimus, quod recte addi potest, nihil esse quod ad se rem ullam tam alliciat et attrahat quam ad amicitiam similitudo? Concedetur profecto verum esse, ut bonos boni diligant adsciscantque sibi quasi propinquitate coniunctos atque natura. Nihil est enim appetentius similium sui nec rapacius quam natura. Quam ob rem hoc quidem, Fanni et Scaevola, constet, ut opinor, bonis inter bonos quasi necessariam benevolentiam, qui est amicitiae fons a natura constitutus. [...]

Traduzione all'italiano


Che cosa c'è, se aggiungiamo anche ciò, che si può aggiungere con sicurezza, (che cosa c'è) che attiri e attragga qualche cosa a sé quanto l'affinità l'amicizia? Certamente si ammetterà che sia vero che i buoni preferiscono i buoni e si uniscano ad essi, uniti quasi da una parentela e dalla natura. Nulla infatti più della natura è bramosa o rapace dei suoi simili. A motivo di ciò sia evidente, Fannio e Scevola, che secondo me per i buoni c'è tra i buoni un legame affettuoso quasi inevitabile che è la fonte dell'amicizia, costruita dalla natura. [...]