Traduzione di Paragrafo 160, Actio 2 Libro 5 di Cicerone

Versione originale in latino


Gavius hic quem dico, Consanus, cum in illo numero civium Romanorum ab isto in vincla coniectus esset et nescio qua ratione clam e lautumiis profugisset Messanamque venisset, qui tam prope iam Italiam et moenia Reginorum, civium Romanorum, videret et ex illo metu mortis ac tenebris quasi luce libertatis et odore aliquo legum recreatus revixisset, loqui Messanae et queri coepit se civem Romanum in vincla coniectum, sibi recta iter esse Romam, Verri se praesto advenienti futurum. Non intellegebat miser nihil interesse utrum haec Messanae an apud istum in praetorio loqueretur; nam, ut antea vos docui, hanc sibi iste urbem delegerat quam haberet adiutricem scelerum, furtorum receptricem, flagitiorum omnium consciam. Itaque ad magistratum Mamertinum statim deducitur Gavius, eoque ipso die casu Messanam Verres venit. Res ad eum defertur, esse civem Romanum qui se Syracusis in lautumiis fuisse quereretur; quem iam ingredientem in navem et Verri nimis atrociter minitantem ab se retractum esse et adservatum, ut ipse in eum statueret quod videretur.

Traduzione all'italiano


Questo Gavio di Gonza di cui sto parlando, era stato da Verre gettato in prigione con quegli altri cittadini romani e, riuscito a evadere di nascosto dalle latomie, era arrivato a Messina. Qui, vedendo ormai così vicine l'Italia e le mura di Reggio, i cui abitanti sono cittadini romani, si sentì fuori della paura della morte e delle tenebre della prigione, quasi tornato a novella vita grazie alla luce della libertà e a qualche sentore di legalità; e così a Messina si lasciò andare alle chiacchiere lamentandosi che lui, un cittadino romano, èra stato gettato in prigione: aggiungendo che stava recandosi direttamente a Roma e che Verre al suo arrivo se lo sarebbe trovato tra i piedi. Non comprendeva, lo sventurato, che non c'era alcuna differenza tra il parlare in questo modo a Messina o alla presenza stessa di Verre nel palazzo del governo; che io ve l'ho già detto prima che egli s'era scelto da sé questa città per averla come collaboratrice nelle sue scelleratezze, ricéttatrice dei suoi furti, complice di tutte le sue infamie. Conseguenza immediata è che Gavio viene trascinato dinanzi alla più alta autorità di Messina, e proprio quel giorno, che coincidenza fortunata!, eccoti arrivare Verre in città. Gli si riferiscono i fatti: la viva protesta, cioè, da parte di un cittadino romano per essere stato rinchiuso a Siracusa nelle latomie, il suo arresto al momento dell'imbarco mentre lanciava contro di lui delle minacce fin troppo violente, e il suo imprigionamento perché fosse proprio il governatore a prendere a suo carico i provvedimenti ritenuti più opportuni.

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