Traduzione di Paragrafo 1 - Traduzione 3, Oratio 2 di Cicerone

Versione originale in latino


Tandem aliquando, Quirites, L. Catilinam furentem audacia, scelus anhelantem, pestem patriae nefarie molientem, vobis atque huic urbi ferro flammaque minitantem ex urbe vel eiecimus vel emisimus vel ipsum egredientem verbis prosecuti sumus. Abiit, excessit, evasit, erupit. Nulla iam pernicies a monstro illo atque prodigio moenibus ipsis intra moenia comparabitur. Atque hunc quidem unum huius belli domestici ducem sine controversia vicimus. Non enim iam inter latera nostra sica illa versabitur, non in campo, non in foro, non in curia, non denique intra domesticos parietes pertimescemus. Loco ille motus est, cum est ex urbe depulsus. Palam iam cum hoste nullo inpediente bellum iustum geremus. Sine dubio perdidimus hominem magnificeque vicimus, cum illum ex occultis insidiis in apertum latrocinium coniecimus. Quod vero non cruentum mucronem, ut voluit, extulit, quod vivis nobis egressus est, quod ei ferrum e manibus extorsimus, quod incolumes cives, quod stantem urbem reliquit,quanto tandem illum maerore esse adflictum et profligatum putatis? Iacet ille nunc prostratus, Quirites, et se perculsum atque abiectum esse sentit et retorquet oculos profecto saepe ad hanc urbem, quam e suis faucibus ereptam esse luget; quae quidem mihi laetari videtur, quod tantam pestem evomuerit forasque proiecerit.

Traduzione all'italiano


Infine, una buona volta, o Romani, abbiamo cacciato o allontanato o inseguito con le parole lo stesso L. Catilina, folle per sfrontatezza, che preparava la rovina, che organizzava la distruzione della patria in modo violento, che minacciava con le armi e con le fiamme voi e questa città. Se ne è andato, si è allontanato, se l'è svignata, si è precipitato fuori. Ormai nessuna rovina sarà procurata alle stesse mura all'interno delle mura da quel flagello e uomo terribile. E inoltre abbiamo sconfitto senza uno scontro quest'unico capo di questa guerra intestina. Infatti quel pugnale non sarà più affondato nei nostri fianchi, non avremo paura né nel campo, né nel foro, né nella curia, né infine tra le pareti domestiche. Egli è stato rimosso dalla sua posizione quando è stato cacciato dalla città. Intraprenderemo liberamente una guerra giusta con il nemico, senza più nessuno che (ce) lo impedisca. Senza dubbio abbiamo mandato l'uomo in rovina e abbiamo vinto magnificamente, nel momento in cui abbiamo rivelato dalle insidie nascoste quell'aperta azione violenta. Per il fatto poi di non aver brandito il pugnale insanguinato, come avrebbe voluto, di essersi allontanato mentre noi siamo vivi, che gli abbiamo tolto la spada dalle mani, che abbia lasciato i cittadini incolumi e la città intatta, da quanto dolore reputate infine che egli sia afflitto ed abbattuto? Ora egli giace sconfitto, o Romani, e sente di essere gravemente colpito ed avvilito e certamente volge spesso indietro gli occhi verso questa città per la quale si lamenta che sia stata strappata dalle sue fauci: infine questa mi sembra che sia lieta, poiché ha vomitato e gettato fuori una malattia così grande.