Traduzione di Paragrafo 90 - 91 - 92, Filippica 2 di Cicerone

Versione originale in latino


Qui tibi dies ille, M. Antoni, fuit! Quamquam mihi inimicus subito extitisti, tamen me tui miseret, quod tibi invideris. Qui tu vir, di immortales, et quantus fuisses, si illius diei mentem servare potuisses! Pacem haberemus, quae erat facta per obsidem puerum nobilem, M. Bambalionis nepotem. Quamquam bonum te timor faciebat, non diuturnus magister officii, inprobum fecit ea, quae, dum timor abest, a te non discedit, audacia. Etsi tum, cum optimum te putabant me quidem dissentiente, funeri tyranni, si illud funus fuit, sceleratissime praefuisti. Tua illa pulchra laudatio, tua miseratio, tua cohortatio; tu, tu, inquam, illas faces incendisti, et eas, quibus semustulatus ille est, et eas, quibus incensa L. Bellieni domus deflagravit; tu illos impetus perditorum hominum et ex maxima parte servorum, quos nos vi manuque reppulimus, in nostras domos inmisisti. Idem tamen quasi fuligine abstersa reliquis diebus in Capitolio praeclara senatus consulta fecisti, ne qua post Idus Martias immunitatis tabula neve cuius benefici figeretur. Meministi ipse, de exulibus, scis, de immunitate quid dixeris. Optimum vero, quod dictaturae nomen in perpetuum de re publica sustulisti; quo quidem facto tantum te cepisse odium regni videbatur, ut eius omen omne propter proximum dictatoris metum tolleres. Constituta res publica videbatur aliis, mihi vero nullo modo, qui omnia te gubernante naufragia metuebam. Num igitur me fefellit, aut num diutius sui potuit dissimilis esse? Inspectantibus vobis toto Capitolo tabulae figebantur, neque solum singulis venibant immunitates, sed etiam populis universis; civitas non iam singillatim, sed provinciis totis dabatur. Itaque, si haec manent, quae stante re publica manere non possunt, provincias universas, patres conscripti, perdidistis, neque vectigalia solum, sed etiam imperium populi Romani huius domesticis nundinis deminutum est.

Traduzione all'italiano


Che giorno fu per te, Marc'Antonio! Nonostante ti manifestassi nemico a me, tuttavia avevo compassione di te, perché eri invidiato. Che uomo, o dei immortali, e quanto grande saresti stato se avessi potuto conservare i sentimenti di quel giorno! Avremmo avuto la pace che era stata sancita con l'ostaggio del nobile fanciullo nipote di M. Bambalione. Per quanto il timore, che non a lungo insegna il dovere, ti rendeva onesto, ti rese malvagio ciò che, finché il timore non c'era, non si allontanò da te: l'audacia. Allora tuttavia, dato che ti credevano onesto, non essendo io d'accordo, in modo veramente scellerato sovrintendesti al funerale del tiranno, se quello fu un vero funerale. Quel tuo bell'elogio funebre, il tuo discorso commovente, quella tua esortazione; tu, tu, dico, hai acceso sia quelle fiaccole con cui egli fu mezzo bruciato sia quelle con cui fu incendiata la casa di Lucio Bellieno, che bruciò completamente; tu hai mandato nelle nostre case quella folla di uomini disperati e costituita in massima parte da schiavi, che noi abbiamo respinto a viva forza. Tuttavia, spazzata via la fuliggine degli incendi, i restanti giorni convocasti una famosissima seduta del senato sul campidoglio affinché non si affiggesse dopo il 15 marzo nessun provvedimento riguardante l'immunità o il beneficio. Tu stesso ti ricordi degli esuli; sia dell'immunità di cui hai parlato. In verità fu ottimo il fatto di aver abolito in eterno il titolo di dittatore dalla costituzione repubblicana, tanto che per questo fatto sembrò che un così grande odio del regno ti avesse impadronito, da cancellare ogni suo nome a causa della paura scatenata dalla recente dittatura. Ad alcuni lo stato sembrava consolidato, a me, in verità, per niente, che temevo un naufragio finché tu fossi al timone dello stato. Dunque mi ha ingannato, o può essere a lungo diverso da sé? Mentre voi guardavate, su tutto il campidoglio furono affisse le tavole: l'immunità non veniva solo per il singolo ma per intere popolazioni, la cittadinanza non fu concessa singolarmente ma a tutte le province. E così se persistono questi abusi, se la repubblica vuole sopravvivere stabilmente, perdeste, senatori, tutte le province, non solo le entrate dell'erario ma venne meno anche l'autorità del popolo romano nel mercato privato.