Traduzione di Paragrafo 23, Filippica 2 di Cicerone

Versione originale in latino


Quod vero dicere ausus es, idque multis verbis, opera mea Pompeium a Caesaris amicitia esse diiunctum ob eamque causam culpa mea bellum civile esse natum, in eo non tu quidem tota re, sed, quod maximum est, temporibus errasti. Ego M. Bibulo, praestantissimo cive, consule, nihil praetermisi, quantum facere enitique potui, quin Pompeium a Caesaris coniunctione avocarem. In quo Caesar felicior fuit. Ipse enim Pompeium a mea familiaritate diiunxit. Postea vero quam se totum Pompeius Caesari tradidit, quid ego illum ab eo distrahere conarer? Stulti erat sperare, suadere impudentis.

Traduzione all'italiano


Quello che hai osato dire e inoltre con molte parole che per opera mia, Pompeo si è staccato dall'amicizia di Cesare e perciò per colpa mia si è scatenata la guerra civile, e bene in questa tu non hai sbagliato completamente, ma cosa che è la più grave sulla cronologia. Io, quando era console Bibulo, cittadino importantissimo, non ho trascurato niente e quanto ho potuto fare e sforzarmi di togliere Pompeo dall'amicizia nei confronti di Cesare. In questo Cesare è stato più fortunato, infatti egli staccò Pompeo dalla mia amicizia. E in seguito quando si affidò Pompeo completamente a Cesare, e perché io avrei dovuto tentare di separarlo da lui. Sperare era da sciocco, persuadere da sfacciato.