Traduzione di Epistola 3 - Traduzione 2, Libro 14 di Cicerone

Versione originale in latino


Tullius s.d. Terentiae et Tulliae et Ciceroni suis.
Accepi ab Aristocrito tres epistulas, quas ego lacrimis prope delevi; conficior enim maerore, mea Terentia, nec meae me miseriae magis excruciant quam tuae vestraeque, ego autem hoc miserior sum quam tu, quae es miserrima, quod ipsa calamitas communis est utriusque nostrum, sed culpa mea propria est. Meum fuit officium vel legatione vitare periculum vel diligentia et copiis resistere vel cadere fortiter: hoc miserius, turpius, indignius nobis nihil fuit. Quare cum dolore conficior, tum etiam pudore: pudet enim me uxori meae optimae, suavissimis liberis virtutem et diligentiam non praestitisse; nam mihi ante oculos dies noctesque versatur squalor vester et maeror et infirmitas valetudinis tuae, spes autem salutis partenuis ostenditur. Inimici sunt multi, invidi paene omnes: eicere nos magnum fuit, excludere facile est; sed tamen, quamdiu vos eritis in spe, non deficiam, ne omnia mea culpa cecidisse videantur.

Traduzione all'italiano


Tullio saluta la sua Terenzia e i suoi Tullia e Cicerone.
Ho ricevuto tre lettere da Aristocrito, che (poco fa) quasi ho distrutto con le lacrime; o mia Terenzia, sono infatti consumato dal dolore, e le mie pene non mi tormentano più delle tue e delle vostre, tuttavia io sono per questo più triste di te, che sei tristissima, poiché la stessa disgrazia è comune ad entrambi noi, ma la colpa è esclusivamente mia. Sarebbe stato un dovere o evitare il pericolo con la legazione, o resistere con tenacia e truppe, o cadere valorosamente: niente sarebbe stato per noi più triste, più turpe, più indegno di questo (l'esilio). Perciò sono tanto distrutto dal dolore quanto anche dalla vergogna: infatti mi vergogno di non aver dato prova di virtù e cura alla mia ottima moglie e ai miei dolcissimi figli; infatti giorno e notte mi si presenta(no) davanti agli occhi la vostra desolazione e il dolore e la debolezza della tua salute, mentre la speranza di salvezza si mostra molto debole. I nemici, quasi tutti invidiosi, sono molti: esiliarmi è stato impegnativo, tenermi lontano è facile; ma tuttavia, fintanto che voi avrete speranza, io non mi perderò d'animo, affinché non sembri che ogni cosa sia decaduta per colpa mia.