Traduzione di Epistola 6, Libro 14 di Cicerone

Testo latino e traduzione della versione da Cicerone, Epistulae ad familiares, 14, 6

Versione originale in latino


TULLIUS SUIS S. DICIT.

Nec saepe est, cui litteras demus, nec rem habemus ullam, quam scribere velimus. Ex tuis litteris, quas proxime accepi, cognovi praedium nullum venire potuisse; quare videatis velim, quomodo satisfiat ei, cui scitis me satisfieri velle. Quod nostra tibi gratias agit, id ego non miror te mereri, ut ea tibi merito tuo gratias agere possit. Pollicem, si adhuc non est profectus, quam primum fac extrudas. Cura, ut valeas. Idib. Quinct.

Traduzione all'italiano


CICERONE AI SUOI
Non si trova tutti i giorni qualcuno a cui affidare la corrispondenza, né d'altra parte avrei alcunché da desiderare
di scrivere. Dall'ultima tua lettera che mi è stata recapitata, ho appreso che non si è potuto vendere alcun podere.
Perciò vorrei che trovaste il modo di gratificare chi voi sapete bene che mi sta a cuore sia soddisfatto. Che nostra figlia ti sia grata, non mi fa meraviglia che tu lo me riti e che per questi tuoi meriti essa sia in condizione di esserti
grata! Pollice, se ancora non è partito, cerca di spedirlo via il più presto possibile. Cura la tua salute.
15 luglio