Traduzione di Epistola 10, Libro 7 di Cicerone

Testo latino e traduzione della versione da Cicerone, Epistulae ad Atticum, 7, 10

Versione originale in latino


CICERO ATTICO SAL.

subito consilium cepi ut ante quam luceret exirem, ne qui conspectus fieret aut sermo, lictoribus praesertim laureatis. de reliquo neque hercule quid agam neque quid acturus sim scio; ita sum perturbatus temeritate nostri amentissimi consili. tibi vero quid suadeam quoius ipse consilium exspecto? Gnaeus noster quid consili ceperit capiatve nescio, adhuc in oppidis coartatus et stupens. omnes, si in Italia consistat, erimus una; sin cedet, consili res est. adhuc certe, nisi ego insanio, stulte omnia et incaute. tu, quaeso, crebro ad me scribe vel quod in buccam venerit.

Traduzione all'italiano


CICERONE AD ATTICO

Ho preso la risoluzione improvvisa di lasciare la città prima dell'alba, in maniera da evitare sguardi indiscreti o
chiacchiere, specie per la presenza dei littori con le corone di alloro. Per il resto, diavolo, non so che fare né per il
presente né per l'immediato futuro: a tal punto sono sconvolto dall'impulsività e dalla pazzia acuta di questa mia
decisione. E che consiglio dovrei dare a te, da cui io stesso mi aspetto di essere consigliato? Quali siano stati e quali
siano ora i piani di Pompeo, non lo so: sta ancora chiuso nelle sue fortificazioni in preda allo stupore. Se dovesse
attestarsi in Italia, saremo tutti con lui; se invece dovesse ritirarsi, sarà tutto da decidere. Finora è certo che la sua
politica, a meno che io non abbia perso la ragione, è stata un susseguirsi continuo di sciocchezze e di imprudenze.
Quanto a te, per piacere, scrivimi spesso, fosse anche per dirmi la prima cosa che ti passa per la testa.

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