Traduzione di Epistola 6, Libro 14 di Cicerone

Testo latino e traduzione della versione da Cicerone, Epistulae ad Atticum, 14, 6

Versione originale in latino


CICERO ATTICO S. D.

pridie Idus Fundis accepi tuas litteras cenans. primum igitur melius esse, deinde meliora te nuntiare. odiosa illa enim fuerant, legiones venire. nam de Octavio susque deque. exspecto quid de Mario; quem quidem ego sublatum rebar a Caesare. Antonio conloquium cum heroibus nostris pro re nata non incommodum. sed tamen adhuc me nihil delectat praeter Idus Martias. nam quoniam Fundis sum cum Ligure nostro, discrucior Sextili fundum a verberone Curtilio possideri.
quod cum dico, de toto genere dico. quid enim miserius quam ea nos tueri propter quae illum oderamus? etiamne consules et tribunos pl. in biennium quos ille voluit? nullo modo reperio quem ad modum possim. nihil enim tam quam tyrannoctonos in caelo esse, tyranni facta defendi. sed vides consules, vides reliquos magistratus, si isti magistratus, vides languorem bonorum. exsultant laetitia in municipiis. dici enim non potest quanto opere gaudeant, ut ad me concurrant, ut audire cupiant mea verba de re p. nec ulla interea decreta. sic enim ut victos metueremus.
haec ad te scripsi apposita secunda mensa; plura et postea, et tu quid agas quidque agatur.

Traduzione all'italiano


CICERONE AD ATTICO

Il giorno 12 ho ricevuto la tua lettera mentre ero a cena. Dunque prima di tutto stai meglio, poi sei latore di
notizie migliori. Sgradevoli infatti quelle precedenti sui movimenti delle legioni. Quelle su Ottavio sono così così.
Ne aspetto circa Mario, che in verità io ritenevo eliminato da Cesare. Il colloquio di Antonio con i nostri campioni
non controproducente, in rapporto alla situazione determinatasi. Ma tuttavia ancora niente mi tranquillizza, a parte il
15 marzo. E infatti giacché sono a Fondi con l'amico Ligure, mi tormenta il pensiero che il fondo di Sestilio sia in
mano a quel pendaglio da forca di Curtilio. Questo esempio vale per tutti, ovviamente. Che c'è di più desolante che
vedere conservato tutto quello per cui odiavamo quell'uomo? Anche le nomine dei consoli e dei tribuni della plebe
per due anni consecutivi, secondo l'organigramma stabilito da lui? Non riesco a trovare in nessun modo il modo di
rientrare in politica. Non c'è niente in effetti di tanto stridente quanto il contrasto fra l'esaltazione dei tirannicidi e la
difesa che si fa delle azioni del tiranno. Ma vedi i consoli, vedi le altre magistrature, se queste sono magistrature,
vedi l'abulia dei galantuomini. Nelle città di provincia fanno salti di gioia. Non si può raccontare quanto si
rallegrino, come accorrano in massa da me, come desiderino ascoltare quello che ho da dire sulle prospettive attuali.
E nel frattempo non un decreto del senato. Tale è stata la nostra politica da ridurci a temere i vinti.
Ti ho scritto queste righe al momento del dessert; altre osservazioni e analisi politiche più approfondite più tardi:
tu seguita a scrivere di quel che fai e di quel che si fa.