Traduzione di Epistola 4, Libro 14 di Cicerone

Testo latino e traduzione della versione da Cicerone, Epistulae ad Atticum, 14, 4

Versione originale in latino


CICERO ATTICO SAL.

numquid putas me Lanuvi? ac ego te istic cotidie aliquid novi suspicor. tument negotia. nam cum Matius, quid censes ceteros? equidem doleo, quod numquam in ulla civitate accidit non una cum libertate rem publicam reciperatam. horribile est quae loquantur, quae minitentur. ac vereor Gallica etiam bella, ipse Sextus quo evadat. sed omnia licet concurrant, Idus Martiae consolantur. nostri autem, quod per ipsos confici potuit, gloriosissime et magnificentissime confecerunt; reliquae res opes et copias desiderant, quas nullas habemus. haec ego ad te. tu, si quid novi (nam cotidie aliquid exspecto), confestim ad me et, si novi nihil, nostro more tamen ne patiamur intermitti litterulas. equidem non committam.

Traduzione all'italiano


CICERONE AD ATTICO

Credi forse che abbia io delle novità a Lanuvio? Sono io che devo credere che ce ne abbia tu ogni giorno lì a
Roma. Gli affari si complicano. Se Mazio la pensa cosi, che idea hai degli altri? Mi dispiace veramente (fatto mai
accaduto in nessuna nazione) che insieme con la libertà non si siano restaurati anche i diritti costituzionali. Fanno
spavento tutte queste cose che si dicono, tutte queste continne mi nacce. E ho paura anche di una guerra in Gallia, e
dove vada a parare lo stesso Sesto Pompeo. Ma quand'anche tutto congiurasse per il peggio, la giornata del 15
marzo mi consola. I nostri campioni, per quanto si poteva ottenere tramite loro, si sono comportati in maniera
assolutamente ineccepibile e generosissima: le altre iniziative abbisognano di mezzi e di forze che non possediamo
affatto. Questo per te da parte mia. Tu ricambia rapidamente da parte tua se c'è alcunché di nuovo (e infatti mi
aspetto qualcosa da un giorno all'altro); e se non c'è, seguiamo lo stesso la nostra vecchia abitudine e non facciamo
cadere il filo che lega le nostre confidenze.