Traduzione di Epistola 3, Libro 14 di Cicerone

Testo latino e traduzione della versione da Cicerone, Epistulae ad Atticum, 14, 3

Versione originale in latino


CICERO ATTICO SAL.

Tranquillae tuae quidem litterae. quod utinam diutius! nam Matius posse negabat. ecce autem structores nostri ad frumentum profecti, cum inanes redissent, rumorem adferunt magnum Romae domum ad Antonium frumentum omne portari. certe; scripsisses enim. Corumbus Balbi nullus adhuc: est mihi notum nomen; bellus enim esse dicitur architectus.
ad obsignandum tu adhibitus non sine causa videris. volunt enim nos ita putare; nescio cur non animo quoque sentiant. sed quid haec ad nos? odorare tamen Antoni; quem quidem ego epularum magis arbitror rationem habere quam quicquam mali cogitare. tu si quid habes rescribe; sin minus, populi et mimorum dicta perscribito. Piliae et Atticae salutem.

Traduzione all'italiano


CICERONE AD ATTICO

La tua lettera infonde calma assoluta. Durasse a lungo! Mazio in effetti sosteneva che è impossibile. Ecco poi che
i miei muratori, usciti per grano e ritornati a mani vuote, riferiscono di voci insistenti secondo cui tutto il frumento
viene ammassato a Roma in casa di Antonio. Si tratta certamente di un falso allarme, altrimenti me ne avresti
scritto. Ancora nessuna traccia di Corimbo, il liberto di Balbo. Il nome non mi è nuovo: pare che sia un architetto
coi fiocchi.
Mi sembra che non senza motivo ci si sia rivolti a te per farti fare da testimone testamentario: in realtà essi
desiderano che io ne dia una valutazione positiva... E io non vedo effettivamente perché i loro sentimenti non
debbano corrispondere ai fatti. Ma che ci importa di queste cose? Però in qualche modo si sente odore di
disposizioni antoniane; sono convinto che lui veramente fa piuttosto grandi piani di pranzi anziché complottare!
Se hai per le mani qualcosa di concreto, scrivimelo, se no, passa alla descrizione dei segni di simpatia popolare e
delle battute dei mimi. Tanti saluti a Pilia e ad Attica.