Traduzione di Epistola 1, Libro 14 di Cicerone

Testo latino e traduzione della versione da Cicerone, Epistulae ad Atticum, 14, 1

Versione originale in latino


CICERO ATTICO SAL.

deverti ad illum de quo tecum mane. nihil perditius; explicari rem non posse. 'etenim si ille tali ingenio exitum non reperiebat, quis nunc reperiet?' quid quaeris? perisse omnia aiebat (quod haud scio an ita sit; verum ille gaudens) adfirmatque minus diebus xx tumultum Gallicum. in sermonem se post Idus Martias praeterquam Lepido venisse nemini. ad summam non posse istaec sic abire. O prudentem Oppium! qui nihilo minus illum desiderat, sed loquitur nihil quod quemquam bonum offendat. sed haec hactenus.
tu, quaeso, quicquid novi (multa autem exspecto) scribere ne pigrere, in his de Sexto satisne certum, maxime autem de Bruto nostro. de quo quidem ille ad quem deverti, Caesarem solitum dicere, 'Magni refert hic quid velit, sed quicquid vult valde vult'; idque eum animadvertisse cum pro Deiotaro Nicaeae dixerit; valde vehementer eum visum et libere dicere; atque etiam (ut enim quidque succurrit libet scribere) proxime, cum Sesti rogatu apud eum fuissem exspectaremque sedens quoad vocarer, dixisse eum, 'ego dubitem quin summo in odio sim quom M. Cicero sedeat nec suo commodo me convenire possit? atqui si quisquam est facilis, hic est. tamen non dubito quin me male oderit.' haec et eius modi multa. sed ad propositum. quicquid erit non modo magnum sed etiam parvum scribes. equidem nihil intermittam.

Traduzione all'italiano


CICERONE AD ATTICO
Ad Attico 14, 1
Ho fatto una sosta presso la persona di cui si parlava con te questa mattina. Dice: "Le cose non potrebbero andare più
alla malora; la crisi è insolubile; se lui, che era un genio, non trovava una via d'uscita, chi la troverà adesso?" Che vuoi?
Aggiunge che senz'altro tutto è finito (cosa che non so se sia vera; certo che se ne compiace) ed è convinto che nel giro di
venti giorni scoppierà una rivolta nelle Gallie. Dopo il 15 marzo non avrebbe avuto contatti verbali con nessuno, eccetto
che con Lepido. Ma insomma che queste cose tanto non possono finire così. Quant'è grande invece la prudenza di Oppio!
Lo rimpiange naturalmente anche lui, ma almeno non dice una parola che possa sembrare ostile nei confronti della gente
perbene. Ma basta adesso.
Tu per favore non pigliartela comoda a scrivermi tutte le novità (ne aspetto molte) e tra queste se ci sono informazioni
abbastanza rassicuranti circa Sesto Pompeo, specialmente però notizie sul nostro Bruto. A proposito del quale, poi, la
persona che mi sta ospitando ha raccontato che Cesare aveva l'abitudine di recitare questa specie di formula: "È una
cosa assai importante il sapere quel che vuole; ma qualunque cosa voglia, la vuol con molta volontà"; e che se ne
era accorto in occasione del suo intervento a Nicea in favore di Deiòtaro, quando gli era sembrato che parlasse con
molto entusiasmo e senza misurare le parole. E ha raccontato che, ancora recentemente (visto che mi va di scrivere
saltando un po' di palo in frasca) un giorno che su richiesta di Sestio mi trovai da lui e aspettavo seduto in anticamera di essere invitato a entrare, quello ebbe a dire: "Posso avere dei dubbi sull'odio che mi circonda, se un
Marco Cicerone resta in sala d'aspetto e non può venirmi a trovare a suo piacimento? Eppure, se c'è una persona
mite, è lui: ciononostante, è garantito che mi odia a morte". E così tanti altri aneddoti sullo stesso tono. Ma tor-niamo
al punto: qualunque cosa spunti all'orizzonte, o grande o piccola che sia, tu segnalamela. Per parte mia non
ometterò neanche un particolare.