Traduzione di Epistola 35, Libro 12 di Cicerone

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Epistulae ad Atticum, 12, 35.

Versione originale in latino


CICERO ATTICO SAL.

ante quam a te proxime discessi, numquam mihi venit in mentem, quo plus insumptum in monimentum esset quam nescio quid quod lege conceditur, tantundem populo dandum esse. quod non magno opere moveret, nisi nescio quo modo, fortasse, nollem illud ullo nomine nisi fani appellari. quod si volumus, vereor ne adsequi non possimus nisi mutato loco. hoc quale sit, quaeso, considera. nam etsi minus urgeor meque ipse prope modum conlegi, tamen indigeo tui consili. itaque te vehementer etiam atque etiam rogo magis quam a me ns aut pateris te rogari ut hanc cogitationem toto pectore amplectare.

Traduzione all'italiano


CICERONE AD ATTICO

Prima di lasciarti, l'ultima volta, non mi era mai venuto in mente che se si spende per un monumento una certa
somma oltre non so che livello fissato dalla legge, una somma pari all'eccedenza va versata nelle casse pubbliche.
La cosa non mi turberebbe gran che, se non fosse che - non so per qual motivo e forse del tutto irrazionalmente -
non vorrei che quello mio si chiamasse in altra maniera che tempietto. Se rimango di questa idea, temo di non
potere ottenere nulla se non cambiandone completamente la collocazione. Per piacere, rifletti tu su questo punto.
Benché infatti io mi sia un poco calmato e sia rientrato in certo modo in me stesso, ho bisogno lo stesso di un tuo
consiglio. Così ti scongiuro ancora una volta, e molto più di quanto tu gradisci o tolleri di essere pregato da me, di
considerare con la massima attenzione tutti gli aspetti del problema.

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