Traduzione di Paragrafo 89, Libro 3 di Cicerone

Versione originale in latino


Plenus est sextus liber de officiis Hecatonis talium quaestionum, sitne boni viri in maxima caritate annonae familiam non alere. In utramque partem disputat, sed tamen ad extremum utilitate, ut putat, officium dirigit magis quam humanitate. Quaerit, si in mari iactura facienda sit, equine pretiosi potius iacturam faciat an servuli vilis. Hic alio res familiaris, alio ducit humanitas. "Si tabulam de naufragio stultus arripuerit, extorquebitne eam sapiens, si potuerit?" Negat, quia sit iniurium. Quid? dominus navis eripietne suum? Minime, non plus quam navigantem in alto eicere de navi velit, quia sua sit. Quoad enim perventum est eo, quo sumpta navis est, non domini est navis, sed navigantium.

Traduzione all'italiano


Il sesto libro 'Sui doveri' di Ecatone è pieno di questioni simili: se sia proprio di un uomo onesto non nutrire i propri schiavi in un periodo di estrema carestia. Egli discute il pro e il contro, tuttavia alla fine regola il dovere più in base all'utilità che all'umanità. Si domanda se, nel caso che si dovesse gettare in mare (parte del carico), si debba gettare un cavallo di valore o uno schiavo di poco prezzo. In questo caso divergono le vie del patrimonio e dell'umanità. "Se uno sciocco avesse afferrato una tavola in un naufragio, un saggio gliela dovrebbe sottrarre, se potesse?" Risponde di no, perché si tratterebbe di un'ingiustizia. "Allora il padrone della nave potrebbe portargliela via, perché è sua?" Per niente affatto, come non potrebbe in alto mare gettar giù dalla nave un passeggero, perché la nave è sua. Difatti sin quando non si è giunti alla destinazione, per cui la nave è stata noleggiata, essa non è dei proprietario, ma dei passeggeri.