Traduzione di Paragrafo 88, Libro 3 di Cicerone

Versione originale in latino


Potest autem ulli imperio, quod gloria debet fultum esse et benevolentia sociorum, utile esse odium et infamia? Ego etiam cum Catone meo saepe dissensi. Nimis mihi praefracte videbatur aerarium vectigaliaque defendere, omnia publicanis negare, multa sociis, cum in hos benefici esse deberemus, cum illis sic agere, ut cum colonis nostris soleremus, eoque magis, quod illa ordinum coniunctio ad salutem rei publicae pertinebat. Male etiam Curio, cum causam Transpadanorum aequam esse dicebat, semper autem addebat "vincat utilitas". Potius doceret non esse aequam, quia non esset utilis rei publicae, quam cum utilem diceret non esse, aequam fateretur.

Traduzione all'italiano


È possibile che ad un impero, che deve fondarsi sulla gloria e sulla simpatia degli alleati, siano utili l'odio e l'infamia? Io mi sono trovato spesso in disaccordo anche col mio amico Catone; mi sembrava che sostenesse con troppa intransigenza gli interessi dell'erario e del bilancio, e che negasse tutto ai pubblicani, molto agli alleati, mentre verso questi dovevano essere benefici, verso quelli comportarci come eravamo soliti fare con i nostri coloni, tanto più perché quella concordia di classi interessava la salute dello Stato. Si comportava male anche Curione, quando diceva che la causa dei Transpadani era giusta, ma aggiungeva sempre: "Vinca l'utilità". Piuttosto egli avrebbe dovuto dimostrare che non era giusta, perché non era utile allo Stato, anziché riconoscere che era giusta, mentre diceva che non era utile.