Traduzione di Paragrafo 36, Libro 3 di Cicerone

Versione originale in latino


Quare error hominum non proborum, cum aliquid, quod utile visum est, arripuit, id continuo secernit ab honesto. Hinc sicae, hinc venena, hinc falsa testamenta nascuntur, hinc furta, peculatus, expilationes, direptionesque sociorum et civium, hinc opum nimiarum, potentiae non ferendae, postremo etiam in liberis civitatibus regnandi existunt cupiditates, quibus nihil nec taetrius nec foedius excogitari potest. Emolumenta enim rerum fallacibus iudiciis vident, poenam, non dico legum, quam saepe perrumpunt, sed ipsius turpitudinis, quae acerbissima est, non vident.

Traduzione all'italiano


Perciò questo è l'errore degli uomini non onesti, che, quando si impadroniscono di qualche cosa che abbia l'apparenza dell'utile, subito la scindono dall'onesto. Di qui nascono i pugnali, i veleni, i falsi testamenti, di qui i furti, i peculati, le spogliazioni e le depredazioni degli alleati e dei concittadini, di qui sorge la cupidigia di eccessive ricchezze e di intollerabile potere e, infine, anche la bramosia di regnare nelle libere città, bramosia di cui niente si può immaginare di più infame e deprecabile. Essi vedono, infatti, con il loro erroneo giudizio il guadagno, e non il castigo, non dico quello delle leggi, che spesso riescono a spezzare, ma quello della stessa disonestà, che è assai aspro.