Traduzione di Paragrafo 119, Libro 3 di Cicerone

Versione originale in latino


Conferamus igitur in pauca. Nam ut utilitatem nullam esse docuimus, quae honestati esset contraria, sic omnem voluptatem dicimus honestati esse contrariam. Quo magis reprehendendos Calliphontem et Dinomachum iudico, qui se dirempturos controversiam putaverunt, si cum honestate voluptatem tamquam cum homine pecudem copulavissent. Non recipit istam coniunctionem honestas, aspernatur, repellit. Nec vero finis bonorum et malorum, qui simplex esse debet, ex dissimillimis rebus misceri et temperari potest. Sed de hoc (magna enim res est) alio loco pluribus; nunc ad propositum.

Traduzione all'italiano


Riassumiamo, dunque, in breve. Come abbiamo provato che non esiste utilità contraria all'onestà, cosi diciamo che ogni piacere dei sensi è contrario all'onestà. Tanto più ritengo che debbano essere biasimati Callifonte e Dinomaco, che credettero di eliminare la controversia, unendo il piacere con l'onestà, il che significa, all'incirca, accoppiare gli animali con l'uomo; l'onestà non ammette questo connubio, lo spregia e lo respinge. Né, in verità, il fine del bene e del male, che deve essere semplice, può essere costituito dalla mescolanza e dal contemperamento di cose molto dissimili. Ma di questo - trattandosi di una questione importante - parleremo a lungo in un'altra occasione; ora torniamo all'assunto.