Traduzione di Paragrafo 117, Libro 3 di Cicerone

Versione originale in latino


Nam si non modo utilitas, sed vita omnis beata corporis firma constitutione eiusque constitutionis spe explorata, ut a Metrodoro scriptum est, continetur, certe haec utilitas et quidem summa (sic enim censent), cum honestate pugnabit. Nam ubi primum prudentiae locus dabitur? an ut conquirat undique suavitates? Quam miser virtutis famulatus servientis voluptati. Quod autem munus prudentiae? an legere intellegenter voluptates? fac nihil isto esse iucundius, quid cogitari potest turpius? Iam, qui dolorem summum malum dicat, apud eum quem habet locum fortitudo, quae est dolorum laborumque contemptio? Quamvis enim multis locis dicat Epicurus, sicuti dicit, satis fortiter de dolore, tamen non id spectandum est, quid dicat, sed quid consentaneum sit ei dicere, qui bona voluptate terminaverit, mala dolore. Et si illum audiam de continentia et temperantia, dicit ille quidem multa multis locis, sed aqua haeret, ut aiunt. Nam qui potest temperantiam laudare is, qui ponat summum bonum in voluptate? Est enim temperantia libidinum inimica, libidines autem consectatrices voluptatis.

Traduzione all'italiano


Se, difatti, non solo l'utilità, ma l'intera felicità della vita consiste, come ha scritto Metrodoro, nella salda costituzione fisica e nella certa speranza della sua durata, certamente questa utilità, che è pure la più grande, sarà in conflitto con l'onestà. Infatti, in primo luogo, quale ruolo si assegnerà alla prudenza? Quello, forse, di cercare piaceri in ogni dove? Quale infelice schiavitù, quella della virtù assoggettata al piacere! E quale sarebbe il compito della prudenza? Forse lo scegliere con intelligenza i piaceri? Ammetti pure che non esista niente di più piacevole, ma che cosa si può immaginare di più turpe? Inoltre, presso chi dice che il dolore è il sommo male, quale posto può tenere la fortezza d'animo, che è spregio dei dolori e delle fatiche? Sebbene, difatti, in molti luoghi Epicuro parli, come egli dice, con sufficiente forza d'animo del dolore, non bisogna, tuttavia, considerare quello che dice, ma quello che sarebbe logico dicesse chi ha limitato il bene al piacere e il male al dolore; ad esempio, se volessi ascoltarlo mentre parla della continenza e della temperanza, è vero che ne parla a lungo in molti luoghi, ma "l'acqua ristagna" come si dice; difatti, come potrebbe lodare la temperanza chi ripone il sommo bene nel piacere? La temperanza è nemica delle passioni sensuali, mentre esse sono seguaci convinte dei piacere.