Traduzione di Paragrafo 108, Libro 3 di Cicerone

Versione originale in latino


Non enim falsum iurare periurare est, sed quod ex animi tvi sententia iuraris, sicut verbis concipitur more nostro, id non facere periurium est. Scite enim Euripides:
[quot]Iuravi lingua, mentem iniuratam gero". Regulus vero non debuit condiciones pactionesque bellicas et hostiles perturbare periurio. Cum iusto enim et legitimo hoste res gerebatur, adversus quem et totum ius fetiale et multa sunt iura communia. Quod ni ita esset, numquam claros viros senatus vinctos hostibus dedidisset.[/quot]

Traduzione all'italiano


Spergiurare, difatti, non significa giurare il falso, ma costituisce spergiuro il non mantenere quello che hai giurato 'secondo la tua coscienza', come dice un'espressione in uso presso di noi. Dice bene Euripide:
[quot]Ho giurato con la lingua, ma la mia mente è libera da giuramenti.[/quot]
Regolo, invero, non doveva sconvolgere con un falso giuramento le condizioni e i patti di guerra stipulati col nemico; si aveva a che fare, difatti, con un nemico giusto e legittimo, nei confronti del quale sono in vigore il diritto feziale e molte altre norme comuni. Se non fosse cosi, il senato non avrebbe mai consegnato in catene al nemico illustri cittadini.