Traduzione di Paragrafo 104, Libro 3 di Cicerone

Versione originale in latino


Non fuit Juppiter metuendus ne iratus noceret, qui neque irasci solet nec nocere. Haec quidem ratio non magis contra Reguli, quam contra omne ius iurandum valet. Sed in iure iurando non qui metus, sed quae vis sit, debet intellegi. Est enim ius iurandum affirmatio religiosa; quod autem affirmate, quasi deo teste promiseris, id tenendum est. Iam enim non ad iram deorum, quae nulla est, sed ad iustitiam et ad fidem pertinet. Nam praeclare Ennius:
[quot]"O Fides alma apta pinnis et ius iurandum Iovis.[/quot]
Qui ius igitur iurandum violat, is fidem violat, quam in Capitolio vicinam Iovis optimi maximi, ut in Catonis oratione est, maiores nostri esse voluerunt.

Traduzione all'italiano


Non bisogna temere che Giove, adirato, nuocesse, perché non è solito adirarsi né fare del male. Questo argomento non è valido tanto contro il giuramento di Regolo, quanto contro ogni giuramento. Ma nel giuramento bisogna considerare non il timore (in caso di violazione), ma il suo significato; il giuramento è, difatti, un'affermazione religiosa: quello che uno ha promesso solennemente, come se il dio ne fosse testimone, deve esser mantenuto. Non si tratta, difatti, dell'ira divina, che non esiste, ma della giustizia e della fede; dice benissimo Ennio:
[quot]O alma Fede, fornita d'ali, e giuramento di Giove[/quot]
Chi, dunque, viola un giuramento, viola la Fede, che i nostri antenati vollero stesse sul Campidoglio accanto a Giove Ottimo Massimo, come si dice in un'orazione di Catone.