Traduzione di Paragrafo 1 - Nella solitudine Cicerone coltiva l'otium, Libro 3 di Cicerone

Versione originale in latino


P. Scipionem, Marce fili, eum, qui primus Africanus appellatus est, dicere solitum scripsit Cato, qui fuit eius fere aequalis, numquam se minus otiosum esse, quam cum otiosus, nec minus solum, quam cum solus esset. Magnifica vero vox et magno viro ac sapiente digna; quae declarat illum et in otio de negotiis cogitare et in solitudine secum loqui solitum, ut neque cessaret umquam et interdum conloquio alterius non egeret. Ita duae res, quae languorem adferunt ceteris, illum acuebant, otium et solitudo. Vellem nobis hoc idem vere dicere liceret, sed si minus imitatione tantam ingenii praestantiam consequi possumus, voluntate certe proxime accedimus. Nam et a re publica forensibusque negotiis armis impiis vique prohibiti otium persequimur et ob eam causam urbe relicta rura peragrantes saepe soli sumus.

Traduzione all'italiano


Catone, che fu quasi suo coetaneo, o figlio Marco, scrisse che Scipione, quello che per primo fu chiamato Africano, era solito dire che non era mai meno in ozio di quanto era in ozio, né meno solo di quanto era solo. Davvero un'affermazione magnifica e degna di un uomo grande e sapiente; che rivela che quello era solito pensare agli affari pubblici quando era in ozio e parlarne quando era solo, cosicché non smetteva mai e non gli mancava mai il dialogo con un altro. Così due cose, l'ozio e la solitudine, che portano agli altri debolezza, stimolavano quello. Vorrei che a noi fosse possibile dire davvero questa stessa cosa, ma se non possiamo conseguire del tutto con l'imitazione tanta eccellenza d'ingegno, con la volontà certo ci avviciniamo moltissimo. Infatti tenuto lontano dalla vita politica e dagli affari forensi dalla violenza delle armi sacrileghe, sono costretto a vivere in ozio e per questo motivo, lasciata la città, vagando per i campi spesso sono solo.

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