Traduzione di Paragrafo 82, Libro 2 di Cicerone

Versione originale in latino


Cum igitur statuisset opus esse ad eam rem constituendam pecunia Alexandream se proficisci velle dixit remque integram ad reditum suum iussit esse, isque celeriter ad Ptolomaeum, suum hospitem, venit, qui tum regnabat alter post Alexandream conditam. Cui cum euisset patriam se liberare velle causamque docuisset, a rege opulento vir summus facile impetravit, ut grandi pecunia adiuvaretur. Quam cum Sicyonem attulisset, adhibuit sibi in consilium quindecim principes, cum quibus causas cognovit et eorum, qui aliena tenebant, et eorum, qui sua amiserant, perfecitque aestumandis possessionibus, ut persuaderet aliis, ut pecuniam accipere mallent, possessionibus cederent, aliis, ut commodius putarent numerari sibi, quod tanti esset, quam suum recuperare. Ita perfectum est, ut omnes concordia constituta sine querella discederent.

Traduzione all'italiano


Avendo, dunque, stabilito che occorreva denaro per sistemare la faccenda, disse di voler partire per Alessandria, e ordinò che la situazione rimanesse inalterata sino al suo ritorno. In gran fretta si recò da Tolomeo, che l'aveva ospitato, e che era allora il secondo re dalla fondazione di Alessandria; avendogli esposto che voleva liberare la patria ed avendolo informato del motivo, quell'uomo eccezionale ottenne facilmente dal ricco re che l'aiutasse con una grande somma di denaro. Portatala a Sicione, chiamò a consiglio intorno a sé i primi quindici cittadini, coi quali esami no la situazione di coloro che occupavano i possedimenti degli altri e di coloro che avevano perduto i propri, e dopo la stima dei possedimenti riuscì a persuadere gli uni che era preferibile accettare il denaro e cedere i possedimenti, e gli altri che ritenessero più vantaggioso essere compensati con una somma ingente in contanti anziché recuperare la proprietà. Ne conseguì che, ristabilita la concordia, tutti si allontanarono senza lamentarsi.