Traduzione di Paragrafo 66, Libro 2 di Cicerone

Versione originale in latino


Atque huic arti finitima est dicendi gravior facultas et gratior et ornatior. Quid enim eloquentia praestabilius vel admiratione audientium vel spe indigentium vel eorum, qui defensi sunt, gratia? Huic quoque ergo a maioribus nostris est in toga dignitatis principatus datus. Diserti igitur hominis et facile laborantis, quodque in patriis est moribus, multorum causas et non gravate et gratuito defendentis beneficia et patrocinia late patent.

Traduzione all'italiano


A tale scienza è assai affine, ma più grave più gradita e più elegante, la capacità di parlare. Infatti che cosa supera l'eloquenza o nell'ammirazione degli uditori o nella speranza che fa nascere nei bisognosi, o nella gratitudine di coloro che sono stati difesi? Giustamente [anche], dunque, i nostri antenati assegnarono a questa attività il primo posto in dignità tra le occupazioni civili. Ampie possibilità di beneficare e di difendere si aprono all'uomo facondo, che facilmente si addossa la fatica e che, secondo il patrio costume, difende le cause di molti di buon grado e gratuitamente.