Traduzione di Paragrafo 5, Libro 1 di Cicerone

Versione originale in latino


Atque haec quidem quaestio communis est omnium philosophorum. Quis est enim, qui nullis officii praeceptis tradendis philosophum se audeat dicere? Sed sunt non nullae disciplinae, quae propositis bonorum et malorum finibus officium omne pervertant. Nam qui summum bonum sic instituit, ut nihil habeat cum virtute coniunctum, idque suis commodis, non honestate metitur, hic, si sibi ipse consentiat et non interdum naturae bonitate vincatur, neque amicitiam colere possit nec iustitiam nec liberalitatem; fortis vero dolorem summum malum iudicans aut temperans voluptatem summum bonum statuens esse certe nullo modo potest.

Traduzione all'italiano


Ma ci sono alcune scuole che sovvertono ogni dovere con le definizioni proposte di bene e male. Infatti chi definisce il sonno bene in modo tale che non ha nulla in comune con la virtù, e lo misura non con l'onestà, ma con i propri vantaggi, costui, se vuole essere coerente con se stesso, e non è vinto talora dalla bontà della sua indole, non potrebbe coltivare né la giustizia, né l'amicizia né la liberalità; non può essere in alcun modo forte giudicando sommo male il dolore o temperante ponendo come sommo bene il piacere. E benché questi principi siano così evidenti, che non hanno bisogno di alcuna dimostrazione, io li ho ampiamente discussi altrove.