Traduzione di Paragrafo 136, Libro 1 di Cicerone

Versione originale in latino


Sed quomodo in omni vita rectissime praecipitur, ut perturbationes fugiamus, id est motus animi nimios rationi non obtemperantes, sic eiusmodi motibus sermo debet vacare, ne aut ira existat aut cupiditas aliqua aut pigritia aut ignavia aut tale aliquid appareat, maximeque curandum est, ut eos, quibuscum sermonem conferemus, et vereri et diligere videamur. Obiurgationes etiam nonnumquam incidunt necessariae, in quibus utendum est fortasse et vocis contentione maiore et verborum gravitate acriore, id agendum etiam, ut ea facere videamur irati. Sed ut ad urendum et secandum, sic ad hoc genus castigandi raro invitique veniemus, nec unquam nisi necessario, si nulla reperietur alia medicina, sed tamen ira procul absit, cum qua nihil recte fieri, nihil considerate potest.

Traduzione all'italiano


Un giusto e sapiente precetto vuole che noi, in ogni momento della vita, evitiamo i turbamenti dell'animo, cioè quei moti incomposti che si oppongono alla ragione. Ebbene, anche il discorso familiare dev'essere assolutamente libero da tali moti, perché non si manifesti collera né alcun'altra passione, e perché non ne traspaia né fiacchezza né viltà di cuore né altro simile difetto. Soprattutto dobbiamo cercar di mostrare apertamente il nostro rispetto e il nostro affetto per quelli coi quali conversiamo. Talvolta sono necessari anche i rimproveri, e nel farli bisogna forse adoperare una intensità di voce maggiore e una più aspra gravità di parole; bisogna perfino atteggiarsi in modo da sembrare adirati. Ma, come i medici solo nei casi estremi ricorrono al ferro e al fuoco, cosi noi ricorreremo a questa specie di rimproveri, solo di rado e a malincuore, e non mai se non per necessità, quando, cioè, non si trovi nessun altro rimedio; ma anche allora stia lungi da noi l'ira, con la quale non si può far nulla né di giusto né di assennato.