Traduzione di Paragrafo 43, Libro 3 di Cicerone

Versione originale in latino


Sequitur illud 'intecessor rei malae salutaris civis esto'. Quis non studiose rei publicae subvenerit hac tam praeclara legis voce laudatus?
Sunt deinde posita deinceps quae habemus etiam in publicis institutis atque legibus: 'Auspicia servanto, auguri <publico> parento.' est autem boni auguris meminisse <se> maximis rei publicae temporibus praesto esse debere, Iovique optimo maximo se consiliarium atque administrum datum, ut sibi eos quos in auspicio esse iusserit, caelique partes sibi definitas esse traditas, e quibus saepe opem rei publicae ferre possit. Deinde de promulgatione, de singulis rebus agendis, de privatis magistratibusve audiendis.

Traduzione all'italiano


Segue il comma "chi si oppone ad una cattiva deliberazione sia considerato cittadino benemerito dello Stato". E chi non s'impegnerebbe a soccorrere lo Stato, se viene lodato dalla voce di una legge così esemplare? Seguono quindi le norme che abbiamo anche nelle nostre pubbliche istituzioni e leggi: "osservino gli auspici, obbediscano all'augure". È dovere dell'augure coscienzioso ricordarsi che deve essere d'aiuto nelle più gravi circostanze dello Stato, e che egli è stato assegnato a Giove Ottimo Massimo quale sacerdote e annunciatore dei suoi consigli, così come per lui sono quelli cui egli abbia ordinato di assisterlo negli auspici; a lui sono state assegnate porzioni definite di cielo, dalle quali spesso egli porti soccorso alla cittadinanza. Seguono poi le norme circa la promulgazione delle leggi, del trattare un affare per volta, del dare ascolto ai privati ed ai magistrati.