Traduzione di Paragrafo 33, Libro 3 di Cicerone

Versione originale in latino


Proximum autem est de suifragiis, quae iubeo nota esse optimatibus, populo libera.
[b]Atticus:[/b] Ita mehereule attendi, nec satis intellexi quid sibi lex aut quid verba ista vellent.
[b]Marcus:[/b] Dicam Tite et versabor in re difficili ac multum et saepe quaesita, suffragia in magistratu mandando ac de reo iudicando <sciscenda>que in lege aut rogatione clam an palam ferri melius esset.
[b]Quintus:[/b] An etiam id dubium est? Vereor ne a te rursus dissentiam.
[b]Marcus:[/b] Non facies Quinte. Nam ego in ista sum sententia qua te fuisse semper scio, nihil ut fuerit in suffragiis voce melius; sed optineri an possit videndum est.

Traduzione all'italiano


II prossimo argomento riguarda le votazioni, di cui vorrei che gli ottimati fossero informati, e libere al popolo.
[b]Attico:[/b] Così ho inteso, ma non mi è stato abbastanza chiaro che cosa volesse dire questa legge o queste parole.
[b]Marco:[/b] Lo dirò, Tito, e dovrò trattenermi su un argomento difficile, molto e spesso dibattuto, se sia meglio cioè il voto segreto o quello pubblico nell'elezione di un magistrato o nel giudicare un imputato e nel proporre o decretare una legge.
[b]Quinto:[/b] Ma c'è da dubitarne? Temo di non essere nuovamente d'accordo con te.
[b]Marco:[/b] Non lo sarai, Quinto. Infatti io ho quest'opinione che so essere sempre stata condivisa da te, cioè che nelle votazioni nulla vi sarebbe di meglio della dichiarazione verbale; ma occorre che si accerti se sussistano le condizioni perché si possa fare.