Traduzione di Paragrafo 44, Libro 2 di Cicerone

Versione originale in latino


Reprimam iam me, non insequar longius, eoque minus quo plus poenarum habeo quam petivi. Tantum ponam brevi, duplicem poenam esse divinam, quod constat et ex vexandis vivorum animis et ea fama mortuorum, ut eorum exitium et iudicio vivorum et gaudio conprobetur.

Traduzione all'italiano


Ma ora devo trattenermi ormai, e non potrei continuare oltre, tanto più che essi subirono punizioni maggiori di quanto io ne avessi richieste; soltanto vorrei affermare in poche parole questo, che duplice è la punizione divina, in quanto consiste nel tormentarne l'animo mentre gli uomini sono in vita, e la loro reputazione dopo morti è tale che la loro rovina è accolta dal giudizio e dalla gioia dei viventi.