Traduzione di Paragrafo 40, Libro 2 di Cicerone

Versione originale in latino


Deinceps in lege est ut de ritibus patriis colantur optuma. De quocum<que> consulerent Athenienses Apollinem Pythium, quas potissimum religiones tenerent, oraclum editum est 'eas quae essent in more maiorum'. Quo cum iterum venissent maiorumque morem dixissent saepe esse mutatum, quaesissentque quem morem potissimum sequerentur e variis, respondit 'optumum'. Et profecto ita est ut id habendum sit antiquissimum et deo proximum, quod sit optumum. Stipem sustulimus nisi eam quam ad paucos dies propriam Idaeae Matris excepimus. Implet enim superstitione animos et exhaurit domus. Sacrilego poena est, neque ei soli qui sacrum abstulerit, sed etiam ei qui sacro commendatum.

Traduzione all'italiano


Segue poi nel testo della legge, che dei culti patrii si osservino i migliori; in merito a questo gli Ateniesi consultarono Apollo Pizio, per sapere quali culti cioè si dovessero assolutamente mantenere, e l'oracolo rispose: "Quelli che già fossero nell'usanza degli antenati". E dopo essersi recati una seconda volta, dicendo che le usanze dei padri erano spesso mutate, essi chiesero quale usanza fra le tante così varie dovessero seguire in particolare, l'oracolo rispose: "La migliore". E senza dubbio è così, che debba esser considerato più antico e più vicino al dio ciò che è il meglio. Abbiamo soppresso le collette, salvo quella che si fa per pochi giorni in onore della Madre Idea; esse infatti di solito riempiono gli animi di superstizioni e svuotano le case di danaro. Una punizione è stabilita per il sacrilego, e non per quello solo che abbia trafugato un oggetto sacro, ma anche per chi abbia sottratto oggetti affidati a luoghi sacri.