Traduzione di Paragrafo 15, Libro 2 di Cicerone

Versione originale in latino


[b]Quintus:[/b] Quid quod Zaleucum istum negat ullum fuisse Timaeus?
[b]Marcus:[/b] At <ait> Theophrastus, auctor haud deterior mea quidem sententia - meliorem multi nominant -, commemorant vero ipsius cives, nostri clientes, Locri. Sed sive fuit sive non fuit, nihil ad rem: loquimur quod traditum est.
Sit igitur hoc iam a principio persuasum civibus, dominos esse omnium rerum ac moderatores deos, eaque quae gerantur eorum geri iudicio ac numine, eosdemque optime de genere hominum mereri, et qualis quisque sit, quid agat, quid in se admittat, qua mente, qua pietate colat religiones, intueri, piorumque et impiorum habere rationem . . . <conprehendantur, ratione nulla>.

Traduzione all'italiano


[b]Quinto:[/b] Ma che importanza ha questo, dal momento che Timeo afferma che codesto Zaleuco non è mai esistito?
[b]Marco:[/b] Ma [lo afferma] invece Teofrasto, autore per nulla inferiore a mio parere - molti anzi lo dicono migliore-, e poi lo ricordano i suoi stessi concittadini, i miei clienti locresi. Ma che egli sia esistito oppure no, non importa per il nostro tema: noi riferiamo ciò che è stato tramandato.
Sia dunque chiaro ai cittadini questo fin dall'inizio, che gli dèi sono padroni e reggitori di tutto l'universo, e che tutto quello che viene compiuto, è compiuto con il loro giudizio e la loro volontà, e che essi medesimi sono i maggiori benefattori del genere umano. Essi scorgono quale ciascun uomo sia, che cosa faccia, che cosa abbia nel suo intimo, con quale animo e quale pietà coltivi la religione, e inoltre essi tengono conto dei pii e degli empi;