Traduzione di Paragrafo 58, Libro 1 di Cicerone

Versione originale in latino


[b]Marcus:[/b] Est huius vero disputationis, Quinte, proprium, id quod expectas, atque utinam esset etiam facultatis meae! Sed profecto ita se res habet, ut quoniam vitiorum emendatricem legem esse oportet commendatricemque virtutum, ab ea<dem> vivendi doctrina ducatur. Ita fit ut mater omnium bonarum rerum <sit> sapientia, a quoius amore Graeco verbo philosophia nomen invenit, qua nihil a dis immortalibus uberius, nihil florentius, nihil praestabilius hominum vitae datum est. Haec enim una nos cum ceteras res omnes, tum, quod est difficillimum, docuit, ut nosmet ipsos nosceremus, cuius praecepti tanta vis et tanta sententia est, ut ea non homini quoipiam, sed Delphico deo tribueretur.

Traduzione all'italiano


[b]Marco:[/b] Quello che tu t'aspetti, Quinto, è appunto inerente a questa discussione, e volesse il cielo che fosse anche in mio potere! Comunque la cosa sta certo in modo tale che, dovendo essere la legge fonte di correzione dei vizi e stimolo per le virtù, da essa venga derivata questa scienza del vivere. Succede così che la sapienza è madre di ogni bene, e dal suo amore trasse la sua denominazione in greco la filosofia, della quale nulla di più fecondo, di più florido, di più stabile venne concesso dagli dèi alla vita umana. Questa sola infatti, insieme a tutte le altre, ci insegnò pure quella che è la cosa più difficile, cioè conoscere noi stessi; ed è tale la forza ed il valore di questo insegnamento, che esso venne attribuito non già ad un uomo qualsiasi, ma al dio di Delfi.