Traduzione di Paragrafo 56, Libro 1 di Cicerone

Versione originale in latino


[b]Quintus:[/b] Quamnam igitur sententiam dicimus?
[b]Marcus:[/b] Requiri placere terminos quos Socrates pepigerit, iisque parere.
[b]Quintus:[/b] Praeclare, frater, iam nunc a te verba usurpantur civilis iuris et legum, quo de genere expecto disputationem tuam. Nam ista quidem magna diiudicatio est, ut ex te ipso saepe cognovi. Sed certe ita res se habet, ut ex natura vivere summum bonum sit, id est vita modica et apta virtu<ti> perfrui; atqui naturam sequi et eius quasi lege vivere, id est nihil, quantum in ipso sit praetermittere, quominus ea quae natura postulet consequatur [...] quo <par>iter haec velit virtut<is> tamquam lege <nos> vivere. Quapropter hoc diiudicari nescio an numquam, sed hoc sermone certe non potest, si quidem id quod suscepimus perfecturi sumus.

Traduzione all'italiano


[b]Quinto:[/b] E quale sentenza dobbiamo pronunziare?
[b]Marco:[/b] Che si decida di ritrovare i confini stabiliti da Socrate, ed attenersi ad essi.
[b]Quinto:[/b] Benissimo, fratello, ormai tu ora prendi in prestito la terminologia giuridica e delle leggi, ed intorno a questo argomento appunto attendo la tua discussione. In sostanza si tratta di una decisione molto importante, come spesso ho appreso dalle tue parole stesse. Ma certamente la questione sta in questi termini, che il sommo bene è vivere secondo natura, vale a dire condurre una vita regolata e conforme a virtù, ovvero seguire la natura e vivere come sotto la sua legge, cioè non tralasciare alcuna cosa, per quanto sta nell'individuo, onde conseguire ciò che la natura esige [...] il che tra l'altro esige che si viva secondo virtù come secondo una legge. Perciò non saprei se mai possa esser decisa questa questione, ma certo non sarà possibile in questa conversazione, se stiamo per condurre a termine quanto abbiamo già avviato.