Traduzione di Paragrafo 52, Libro 1 di Cicerone

Versione originale in latino


Nam si propter alias res virtus expetitur, melius esse aliquid quam virtutem necesse est: pecuniamne igitur an honores an formam an valetudinem? Quae et quom adsunt perparva sunt, et quam diu adfutura sint, certum sciri nullo modo potest. An id quod turpissimum dictu est, voluptatem? At in ea quidem spernenda et repudianda virtus vel maxime cernitur. Sed videtisne quanta series rerum sententiarumque sit, atque ut ex alio alia nectantur? Quin labebar longius, nisi me retinuissem.
[b]Quintus:[/b] Quo tandem? Libenter enim, frater, quo ista oratione <tendis> tecum prolab<ar>.
[b]Marcus:[/b] Ad finem bonorum, quo referuntur et quoius a<pi>scendi causa sunt facienda omnia, controversam rem et plenam dissensionis inter doctissimos sed aliquando tam<en> iudicandam.

Traduzione all'italiano


Infine, se alla virtù si aspira per altri motivi, necessariamente sarà meglio che vi sia qualcosa di diverso dalla virtù stessa; forse il danaro, gli onori o la bellezza o la salute? Tutti beni che, quando ci sono, valgono pressoché niente, e non si può sapere in alcun modo per quanto tempo ancora possano esserci. O forse, cosa assai vergognosa a dirsi, il piacere? Ma soprattutto allora si scorge la virtù, nel disprezzarla e nel respingerla. Ma vedete quanto è lunga la successione degli argomenti e delle idee, e come una cosa si connetta all'altra? Anzi sarei andato molto più lontano, se non mi fossi trattenuto.
[b]Quinto:[/b] E fin dove? Io, fratello, mi lascerei andare volentieri con te dove cerchi di approdare con questo discorso.
[b]Marco:[/b] Fino al sommo bene, al quale si riporta ogni cosa, e per raggiungere il quale si deve fare tutto, argomento controverso e pieno di divergenze fra i massimi filosofi, ma che ormai dovrebbe essere definitivamente chiarito.