Traduzione di Paragrafo 25, Libro 1 di Cicerone

Versione originale in latino


Ex quo efficitur illud, ut is agnoscat deum, qui, unde ortus sit, quasi recordetur <ac> cognoscat. Iam vero virtus eadem in homine ac deo est, neque alio ullo in gen<ere> praeterea. Est autem virtus nihil aliud, nisi perfecta et ad summum perducta natura: est igitur homini cum deo similitudo. Quod cum ita sit, quae tandem esse potest proprior certiorve cognatio? Itaque ad hominum commoditates et usus tantam rerum ubertatem natura largita est, ut ea, quae gignuntur, donata consulto nobis, non fortuito nata videantur, nec solum ea quae frugibus atque bacis terrae fetu profunduntur, sed etiam pecudes, qu<om> perspicuum sit <plerasque> esse ad usum hominum, partim ad fructum, partim ad vescendum, procreatas.

Traduzione all'italiano


Da ciò deriva che conosce il dio colui il quale quasi ricordi e riconosca dove egli nacque. Dunque la virtù è la medesima nell'uomo e nella divinità, ed al di fuori di essi non sussiste in alcun'altra specie. Inoltre la virtù altro non è se non la natura stessa portata al massimo della perfezione; esiste infatti una somiglianza tra l'uomo ed il dio. Così stando le cose, in definitiva quale parentela vi potrebbe essere più stretta e più certa? Di conseguenza la natura elargì per le comodità ed i pratici vantaggi dell'uomo tanta abbondanza di beni, che queste creature sembrano donateci deliberatamente, e non nate per caso, e non citiamo soltanto quelle ricchezze che vengono profuse dalla fecondità della terra con messi e con frutti, ma anche gli animali, essendo evidente che parte di essi sono stati procreati per l'utilità dell'uomo, parte affinché egli li sfrutti, parte per nutrirlo.