Cicerone - De Fato - 48

Versione originale in latino


Nec vero quisquam magis confirmasse mihi videtur non modo fatum, verum etiam necessitatem et vim omnium rerum sustulisseque motus animi voluntarios, quam hic, qui aliter obsistere fato fatetur se non potuisse, nisi ad has commenticias declinationes confugisset. Nam, ut essent atomi, quas quidem esse mihi probari nullo modo potest, tamen declinationes istae numquam explicarentur. Nam si atomis, ut gravitate ferantur, tributum est necessitate naturae, quod omne pondus nulla re inpediente moveatur et feratur necesse est, illud quoque necesse est, declinare, quibusdam atomis vel, si volunt, omnibus naturaliter [...]

Traduzione all'italiano


Anzi, nessuno, mi pare, ribadisce in maniera più netta non solo il concetto di fato, ma addirittura la necessità coartante dell'ordine universale, come pure la negazione dei moti volontari dell'anima, nessuno più di Epicuro, il quale riconosce che non avrebbe potuto opporsi al concetto di fato, se non avesse cercato rifugio in queste fittizie deviazioni. Anche ammettendo l'esistenza degli atomi, che comunque non mi possono provare in alcun modo, tuttavia queste deviazioni dall'asse non potrebbero mai trovare una spiegazione. Se è stato infatti assegnato agli atomi dalla necessità di natura il procedere per forza di gravità, perché è inevitabile che ogni peso, se non incontra ostacoli, si muova e si sposti, ne consegue necessariamente anche che deviino, o alcuni atomi o, se vogliono, tutti secondo natura [...]

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