Cicerone - De Fato - 35

Versione originale in latino


Ex hoc genere illud est Ennii,
utinam ne in nemore Pelio securibus
caesae accidissent abiegnae ad terram trabes!
Licuit vel altius: 'Utinam ne in Pelio nata ulla umquam esset arbor!' etiam supra: 'Utinam ne esset mons ullus Pelius!' similiterque superiora repetentem regredi infinite licet.
Neve inde navis inchoandi exordium
cepisset.
Quorsum haec praeterita? quia sequitur illud,
Nam numquam era errans mea domo ecferret pedem
Medea, animo aegra, amore saevo saucia,
non erat ut eae res causam adferrent amoris.

Traduzione all'italiano


Di tale tenore sono quei ben noti versi di Ennio:
O se nel bosco del Pelio, dalle scuri
abbattuti, non fossero mai caduti al suolo i tronchi d'abete!
Si sarebbe potuto risalire addirittura più indietro: "O se sul Pelio non fosse mai nato un albero!", o ancora prima: "O se non fosse mai esistito un monte Pelio!" e si potrebbe, seguitando identicamente a ritroso nel tempo, procedere all'infinito.
Se da lì la costruzione di una nave
non avesse avuto principio!
A che scopo ripercorre il tempo trascorso? Segue infatti quel celebre passo:
Giammai la mia signora, Medea, vagando, avrebbe lasciato
la casa, con l'animo afflitto, ferita da fiera passione,
ma non perché quei fatti comportassero la causa della sua passione.

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