Cicerone - De Fato - 24

Versione originale in latino


Communi igitur consuetudine sermonis abutimur, cum ita dicimus, velle aliquid quempiam aut nolle sine causa; ita enim dicimus 'sine causa', ut dicamus: sine externa et antecedente causa, non sine aliqua; ut, cum vas inane dicimus, non ita loquimur, ut physici, quibus inane esse nihil placet, sed ita, ut verbi causa sine aqua, sine vino, sine oleo vas esse dicamus, sic, cum sine causa animum dicimus moveri, sine antecedente et externa causa moveri, non omnino sine causa dicimus. De ipsa atomo dici potest, cum per inane moveatur gravitate et pondere, sine causa moveri, quia nulla causa accedat extrinsecus.

Traduzione all'italiano


Ci serviamo, pertanto, di un luogo comune nel parlare, quando diciamo che qualcuno vuole o non vuole qualcosa senza causa. Diciamo dunque "senza causa", come se dicessimo: senza una causa esterna e precedente, e non senza una causa in assoluto; allo stesso modo, quando definiamo un vaso vuoto, non ci esprimiamo nel senso inteso dai filosofi naturalisti, che non ammettono l'esistenza del vuoto, ma intendiamo un vaso, per esempio, senz'acqua, senza vino, senza olio; così, quando affermiamo che l'anima si muove senza una causa, vogliamo dire che il suo movimento prescinde da una causa precedente ed esterna, non che manchi in assoluto di una causa. Dell'atomo stesso si può dire che, quando procede nel vuoto per gravità e peso, procede senza una causa, poiché non gliene sopravviene alcuna dall'esterno.

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