Cicerone - De Fato - 13

Versione originale in latino


At hoc, Chrysippe, minime vis, maximeque tibi de hoc ipso cum Diodoro certamen est. Ille enim id solum fieri posse dicit, quod aut sit verum aut futurum sit verum, et, quicquid futurum sit, id dicit fieri necesse esse et, quicquid non sit futurum, id negat fieri posse. Tu, et quae non sint futura, posse fieri dicis, ut frangi hanc gemmam, etiamsi id numquam futurum sit, neque necesse fuisse Cypselum regnare Corinthi, quamquam id millensimo ante anno Apollinis oraculo editum esset. At si ista conprobabis divina praedicta, et quae falsa in futuris dicentur, in eis habebis ut ea fieri non possint (ut si dicatur Africanum Karthagine non esse potiturum), et si vere dicatur de futuro, idque ita futurum sit, dicas esse necessarium est; quae est tota Diodori vobis inimica sententia.

Traduzione all'italiano


Ma si tratta di una conclusione, o Crisippo, che non accetti assolutamente, e proprio su questo punto verte la tua contesa con Diodoro. Egli sostiene infatti che sia possibile solo ciò che è vero o sarà vero; inoltre afferma che tutto quanto si avvererà è anche necessario, mentre quanto non si avvererà non è, sostiene, neppure possibile. Tu invece dici che anche ciò che non accadrà rientra nel possibile, come il caso che questa gemma venga spezzata, anche se ciò non avverrà mai; mentre non consideri necessario che Cipselo regnasse a Corinto, benché mille anni prima l'oracolo di Apollo avesse predetto il suo regno. Eppure, se darai il tuo assenso a predizioni divine di tal sorta, da un lato finirai per annoverare le false affermazioni riguardanti il futuro tra gli eventi impossibili [come se si dicesse che l'Africano non conquisterà Cartagine]; dall'altro, qualora si dicesse qualcosa di vero riguardante il futuro e che in effetti così si realizzerà, lo dovresti definire necessario: è una tesi di Diodoro che vi è radicalmente avversa.

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